Culture's Blog

dicembre 15, 2010

Van Gogh Exhibition in Rome

From October 8th 2010 to february 6th 2011 it is possible to admire seventy paintings among the most important masterpieces of Vincent Van Gogh at the Vittorano Museum Complex in Rome. The duch master’s workes come back to Rome after more than twenty years absence. This exibition is therefore an appointment that really cannot be given up. Its title “Vincent Van Gogh. Timeless countryside – Modern town” denotes, as Renzo De Simone writes on Beniculturali.it, “a scientific route” that “for the first time analyses the two contradictory inclinations which often guided the painter in the choice of his painting’s subject: his love for countryside, seen as fixed and unchanging environment, and his link with town, centre of the modern life and its rapid movement”.

The exibited works are watercolours and drawings on paper. Besides, it is possible to admire pictures of painters such as Millet, Pizarro, Cezanne, Gauguin and Seurat, “great artists who were a source of inspiration” for the dutch painter, as De Simone explains again. The exibition curator is Cornelia Homburg, one of the greatest expert of Van Gogh and his works. What else can I say? Nothing! You must visit the Vittoriano Museum Complex because such occasions don’t occur very often.

Visiting hours are the following:

from monday to thursday: 9:30 – 19:30

on fridays and saturdays: 9:30 – 23:30

on sundays: 9:30 – 23:30

The full ticket costs 12 euros, the reduced-rate one costs 8,50 euros

dicembre 12, 2010

Il Tempietto di Sant’Apollinare

Lungo la strada che da Rutigliano conduce a Turi, si erge quella che ai nostri occhi appare una torre di pietra ma che in realtà è la testimonianza di un lontano passato.

Prospetto principale

Ci troviamo in contrada Purgatorio (denominata anche Bigetti), tra le viti di uva da tavola del barese, in una zona che, i resti ritrovati di necropoli, insediamenti ed edifici di culto, ci testimoniano essere stata densamente popolata fin dal VI sec. a.c. Rutigliano allora era chiamata Azetium e si collocava in quel tratto della via Appia che da “Celia” (attuale Ceglie del Campo) portava a “Gnatia”, famosa città costiera a cavallo tra Peucetia e Messapia (a confine dei territori comunali di Monopoli e Fasano).

Contrada Purgatorio dista alcuni chilometri da Azetium, e molto probabilmente non veniva attraversata dal percorso della Appia, ma ciò non escludeva la presenza di un ulteriore sistema viario nelle sue immediate vicinanze, forse fatto di lame.

L’ edificio, collocabile cronologicamente tra il VII e l’XI secolo, è la chiesetta di Sant’Apollinare (primo vescovo di Ravenna) la cui dedicazione (riferita al santorale bizantino) è segno di origini medievali.

Difatti probabilmente il culto di Sant’Apollinare si diffuse fortemente a partire dal IX secolo, quando le incursioni saracene a Ravenna costrinsero i ravennati a trasferire le reliquie del santo dal porto di Classe (luogo del suo martirio) ad una nuova chiesa (San Martino in Ciel d’Oro detta anche Sant’Apollinare Nuovo) collocata più internamente alla città. La venerazione di Sant’Apollinare in Puglia si spiega con quel processo di bizantinizzazione della regione avviato dalla riconquista di BasilioI,  imperatore bizantino dall’867.

Bari, inoltre, era il cuore di due importanti unità amministrative bizantine: Il Tema di Langobardia e il Catepanato d’Italia.

Tagarelli, noto storico locale, sostenne che la dedicazione si riferisse ad un’Apollinare, abate di Montecassino di passaggio da queste terre e benefattore del popolo.

Architettonicamente parlando l’edificio riproduce il modello, molto diffuso in Puglia, di chiesa a cupole in asse risalente all’XI, o al X sec. come testimonia l’analogo caso del tempietto di Sepannibale in agro di Fasano.

Tempietto di Sepannibale (Fasano)

 

I resti archeologici potrebbero permettere di retrodatare ulteriomente la chiesa di Sant’Apollinare: alcune tombe rinvenute nelle vicinanze risalgono al VII secolo; nel 1979 ne furono scoperte dodici di epoca altomedievale, contenenti: brocchette con decorazioni a bande rosse, pettini, vetri, fibule, oreficerie… Tali sepolture erano poste superiormente ad una necropoli classica del VI-V secolo a.c., cosa che lascia pensare ad una sostanziale continuità insediativa nel periodo compreso tra l’età classica e l’età paleocristiana. Importanti testimonianze ritrovate sono un disco fittile, rappresentante una croce e una colomba, e i resti di quella che probabilmente doveva essere una villa rustica tardo-romana, come indicano non solo la tipologia delle murature ma anche le due monete ritrovate al suo interno, risalenti all’Imperatore romano Ostilliano,

Moneta risalente all'età dell'imperatore romano Ostilliano

nonchè i frammenti di cornice fittile raffigurante una testina fra racemi.

L’edificio ha forma di parallellepipedo e misura m. 6×8. Esternamente, nel prospetto posteriore, presenta un’abside semicircolare,

Abside visto dalla facciata posteriore

mentre ciascuno dei prospetti laterali è diviso da una lesena.

Prospetto laterale destro

Prospetto laterale sinistro

L’interno, ad aula unica, si caratterizza per la presenza di un’arcata (su pilastri addossati ai muri laterali) posta trasversalmente al senso della lunghezza, che indica la separazione della zona presbiteriale (destinata al clero) da quella di esclusiva competenza dei fedeli. Sempre all’interno, su ognuno dei due muri laterali, i pilastri dell’arco trasverso sopracitato e altri quattro pilastri posti angolarmente all’edificio sorreggono quattro archi (due per lato) che incorniciano altrettante nicchie: una teoria di arcate che rende sicuramente affascinante il significato simbolico di un’edificio religioso medievale. Tre monofore si allineano aprendosi rispettivamente sul prospetto dell’entrata, sull’arcata trasversa e superiormente all’abside.

Ciascuna delle due parti interne all’edificio è coperta da una cupola a forma di trullo. Gli scavi al di sotto della chiesa hanno messo in evidenza la muratura di una precedente pianta con un’abiside più ampio, ricollegabile alla probabile preesistenza di un’organismo a tre navate.

Quella di Sant’Apollinare era probabilmente una chiesa di tipo “pievano”, cioè una fondazione privata che appartenenva ad una diocesi e si collocava in un insediamento rurale. Le chiese pievane erano molto presenti nell’agro barese nel IX secolo, forse sia per il crollo del sistema amministrativo longobardo che per la colonizzazione bizantina delle campagne avviata con la sopracitata riconquista del IX secolo. La collocazione di tali chiese seguì la carta geografica della fitta rete di insediamenti rurali esistenti allora in provincia di Bari.

Le origini dell’ insediamento relativo a Sant’Apollinare, di cui la chiesetta rapprenta solo il periodo più recente, tuttavia sono oscure. Dovere delle istituzioni è quello di valorizzare questo sito e di sostenere la ricerca archeologica perchè faccia luce ancora su una interessantissima testimonianza che oltre a ricchezze nel senso materiale del termine (i suoi reperti), ci ha restituito una ricchezza umana e in termini di incivilimento di altissimo valore.

dicembre 5, 2010

Paperblog

Filed under: Uncategorized — robertovitarelli @ 9:51 am

Convalido l’iscrizione di questo blog al servizio Paperblog sotto lo pseudonimo robertovitarelli

dicembre 4, 2010

Lucca Digital Photo Fest 2010

Art News, in onda oggi 4 dicembre su Rai Tre, ha parlato in uno dei suoi servizi di un importantissimo evento per tutti coloro i quali amano l’arte fotografica e non solo: fino al 12 dicembre 2010 il Lucca Digital Photo Fest ci stupirà con la sua esposizione di foto e video d’arte, ormai alla sesta edizione.

Tema del Photo Fest è la Donna: fotografa, artista e soggetto. L’argomento acquisisce un sicuro rilievo grazie a quella parte della mostra dedicata alla sex simbol più indimenticata di tutti i tempi: Marilyn Monroe, intitolata ”Bye bye Baby Marilyn” e curata da Giuliana Scimé.

Non secondarie e altrettanto coinvolgenti appaiono le foto degli altri autori presenti: Sandy Skoglund, Giorgia Fiorio (che ha ricevuto il premio Nikon proprio durante il Photo Fest di quest’anno per le sue foto sul tema uomo e spiritualità), Horst P. Horst, Jan Saudek, Donna Ferrato, Michel Comte, Francesca Woodman, Sara Munari, Missirkov/Bogdanov, Nicola Quiriconi, Paola Binante, Tracey Moffatt, Andrea Di MartinoRania Bellou.

Da non perdere è una serie di convegni, workshop, premiazioni e concorsi come il “World Press Photo”, gara di fotogiornalismo i cui premi sono assegnati dalla World Press Foundation.

Per tutte le informazioni relative agli orari di visita, e non solo, potete consultare il sito ufficiale del Photo Fest: http://www.ldpf.it/ di cui vi consiglio di guardare il video in Home page.

Prima di catapultarvi nella ricera di informazioni, guardate questo video della web tv di Insideart che rappresenta in maniera completa il Photo fest di Lucca:

dicembre 3, 2010

Mostra di Van Gogh al Vittoriano

Dall’8 ottobre 2010 fino al 6 febbraio 2011 al Museo del Vittoriano a Roma è possibile ammirare 70 tra i più importanti capolavori di Vincent van Gogh.

Il ritorno a Roma delle opere del maestro olandese avviene dopo una lunga assenza durata più di vent’anni, cosa che fa di questa mostra un appuntamento assolutamente imperdibile. Il titolo “Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna” è indicativo, come scrive Renzo De Simone su Beniculturali.it, di un “percorso scientifico….” che “analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie che spesso guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna e del suo rapido movimento.”

Si tratta di acquerelli e opere su carta; verranno inoltre esposti trenta lavori di autori come Millet, Pissarro, Cézanne, Gauguin e Seurat e il perchè ce lo spiega ancora De Simone: si tratta infatti di “grandi artisti che…furono di ispirazione” al pittore olandese.

La mostra è curata da Cornelia Homburg, grandissima esperta di van Gogh e delle sue opere. Che dire di più? niente, bisogna soltanto visitarla perchè, come abbiamo potuto vedere, occasioni così capitano raramente.

Nella prima parte del seguente video la rubrica “Focus Mostre & Eventi” del Tg 1 parla di questa mostra e riporta un breve intervento di Cornelia Homburg; vi consiglio di guardarlo:

I giorni e gli orari di visita sono i seguenti:

dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30;
il venerdì e il sabato dalle 9.30 alle 23.30;
la domenica dalle 9.30 alle 20.30.

Il Biglietto intero costa 12 euro mentre quello ridotto 8,50 euro. I biglietti si possono acquistare anche on line su vivaticket.it

febbraio 16, 2010

The Archeological Museum of Taranto

dicembre 16, 2009

Il Gis nella valorizzazione dei beni culturali

Filed under: Uncategorized — robertovitarelli @ 10:40 am
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Nell’ambito del percorso formativo che sto portando avanti  sulle Nuove tecnologie applicate alla valorizzazione dei beni culturali, a partire da giugno 2009, ho iniziato uno stage presso l’Istituto per le Tecnologie della Costruzione di Bari (appartenente al Cnr). L’argomento, che mi vede ogni giorno impegnato dalle 8 del mattino fino alle 13 e 30, è il Gis. Gis è l’acronimo di Sistema Informativo Geografico ed è un programma che associa dati spaziali ad informazioni. Personalmente mi sto occupando del  sistema informativo territoriale di sei comuni appartenenti alla zona della valle dell’Ofanto (Barletta, Cerignola, Canosa di Puglia, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia); il lavoro consiste nell’indicazione, su mappe digitali, dei principali beni culturali di quell’area. Il tutto confluisce successivamente (attraverso il web gis che trasforma il gis in pagine web) su internet dove, con un apposito motore di ricerca, si possono individuare i beni culturali di una determinata area grazie all’ausilio di Google Maps. Cliccando sui segnaposti, che hanno colore differente a seconda della tipologia dei beni (castelli, ipogei, masserie..), si aprirà un’icona contenente una foto del bene così individuato, che permetterà l’accesso a pagine web informative. Per avere una dimostrazione pratica di cos’è un gis collegatevi a questo link:

http://jargo.itc.cnr.it/canosa/turismo.html

Che ne pensate del gis come strumento di valorizzazione?

 

marzo 8, 2009

Il Futurismo

Filed under: Uncategorized — robertovitarelli @ 10:58 am

Il futurismo è un movimento letterario e artistico e nacque nel 1909 per iniziativa di Filippo Tommaso Marinetti. Attraverso una serie di manifesti, il movimento futurista propugnò un’arte estremamente critica nei confronti delle forme espressive tradizionali e fondata sul concetto di dinamicità. La dinamicità, il movimento, gli spostamenti sono gli elementi più evidenti della vita nelle moderne società dei paesi industrializzati e traggono origine dalla forte diffusione del sistema produttivo industriale che, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, interessò i principali paesi occidentali. Le città, da questo momento in poi, furono animate dal movimento delle automobili, dalle luci dell’illuminazione elettrica e dal frenetico ritmo produttivo delle fabbriche. Charlie Chaplin, in Tempi Moderni, ci da un’immagine molto ironica, ma significativa, dell’estrema rapidità che caratterizza il lavoro industriale:

Agli occhi dei futuristi la velocità insita nella modernità divenne fondamento di un nuovo modo di fare arte. Il primo manifesto futurista fu pubblicato per la prima volta il 5 febbraio del 1909 sul quotidiano La Gazzetta dell’Emilia e successivamente sul giornale francese le Figaro  il 20 febbraio 1909. Qui sotto è riportato un breve filmato in cui una voce fuori campo enuncia alcuni  punti programmatici di questo primo manifesto. Guardiamolo:

La seguente immagine è un jpg del Manifesto Futurista pubblicato nel 1909 sul giornale francese Le Figaro.

I primi 11 punti del manifesto recitano:

  1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerarietà.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  7. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere conseguita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
  8. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli!..Perchè dovremmo guardarci alle spalle se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il tempo e lo spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
  9. Noi vogliamo glorificare la guerra  – sola igene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
  11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e  il volo scivolante degli areoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

E’ dall’Italia che lanciamo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perchè vogliamo liberare questo paese dalla fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e di antiquarii.

Secondo Maurizio Calvesi, il quarto punto del manifesto elogia l’automobile come simbolo di un progresso che libera dai vincoli del razionalismo esaltando l’irrazionale. Marinetti riteneva infatti che la genialità facesse molte delle sue scoperte proprio nel nostro inconscio. Ma chi è Filippo Tommaso Marinetti?

Nacque ad Alessandria d’Egitto il 22 dicembre 1876 da genitori italiani; alcuni anni dopo la famiglia ritornò in Italia, a Milano. Recatosi a Parigi per studiare, ottenne il baccalaureato (che corrisponde al nostro diploma di maturità) nel 1893. Nel 1899 si laureò in giurisprudenza, ma decise di dedicarsi alla letteratura componendo poesie ispirate al modello simbolista e a D’Annunzio. Propose il genere letterario delle “parole in libertà” che prevedevano l’abolizione della punteggatura e della sintassi, e l’uso di caratteri di dimensioni e colori diversi. Fu cronista nel 1911 durante la guerra Italo-Turca e partecipò alla prima guerra mondiale. In seguito aderì al fascismo e, nonostante l’età, prese parte alla guerra d’Etiopia del 1936 e alla spedizione italiana in Russia. Morì nel 1944.

Vorrei chiedere ai lettori del mio Blog: cosa ne pensate del futurismo? Se volete, potete segnalarmi del materiale da pubblicare su questo argomento. Ogni vostra riflessione sarà graditissima. Grazie.

febbraio 6, 2009

Il Blog come la disputatio

Filed under: Uncategorized — robertovitarelli @ 5:28 pm

disputatio

 

Questa immagine ritrae una disputatio. Era un metodo formativo in uso nelle prime università medievali: il magister proponeva una tematica sulla quale i suoi studenti argomentavano rispettado i limiti di tempo indicati da una clessidra. E’ un’immagine fortemente significativa dell’intento che voglio realizzare con questo Blog: discutere e confrontarmi nel cammino verso il sapere con chi avrà voglia e piacere di accompagnarmi.

Un Ringraziamento Particolare.

Filed under: Uncategorized — robertovitarelli @ 9:36 am

Ringrazio la Dott.ssa Fiore per il suggerimento datomi. Aprire un Blog è un’occasione per aumentare la visibilità delle proprie caratteristiche professionali  e umane e per poter scambiare opinioni importanti.

Theme: Rubric. Blog su WordPress.com.

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